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Grafologia come strumento per la diagnosi degli stati emotivi.

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Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei, potrebbe essere una tra le citazioni più valide in campo grafo-psicologico. E’ scientificamente provato che qualsiasi alterazione, sia fisiologica che patologica, si manifesta nel modo in cui si scrive. Non solamente però, dobbiamo anche precisare che può succedere, anche se non è stato dimostrato, che la genetica tramandi le caratteristiche da padre e madre a figlio. Non di rado i ragazzi scrivono in modo molto simile ai genitori, ne sanno qualche cosa gli insegnanti, che spesso confondono le firme delle giustificazioni scolastiche.

Partiamo dalle variazioni grafologiche di tipo fisiologico e tra queste prendiamo in considerazione l’ansia e l’emotività. In condizioni di stress emotivo o di malattie fisiche, che procurino un discreto malessere, succede spesso che la grafia si alteri. Nei compiti in classe, ad esempio, in cui i ragazzi ed i bambini sono sottoposti ad ansia, alcuni scrivono come sempre hanno fatto, mentre in altri la paura di sbagliare, l’insicurezza nelle risposte o nel trattare gli argomenti proposti si può notare una grafia completamente diversa da quella di uso comune e quotidiano, quasi lo studente si celasse, per sentirsi più sicuro.

Dal fisiologico si passa al patologico, in cui i primi segnali di vere e proprie turbe psico-fisiche si notano tra i banchi di scuola, possiamo parlare di dislessia ed arrivare alle vaie forme di autismo. Il bambino autistico, prevalentemente si isola in un mondo fatto di personaggi e di disegni in cui manifesta il suo stato di essere, fa conoscere le sue sensazioni e paure. Nel tempo la sua manualità può essere superiore alla media, ma la grafia, rimane prevalentemente infantile e protetta dall’ambiente esterno in cui in questi casi è difficile entrare completamente.

La dislessia è spesso causa di rimproveri da parte di persone poco esperte, che confondono il problema, con “poca voglia di studiare e di eseguire le lezioni”. Nulla di più sbagliato, il bimbo o adolescente dislessico, non riesce a formulare le frasi in modo ordinato e la sua grafia è spesso confusa, ricca di refusi, di scambio di sillabe, fino ad arrivare ad essere incomprensibile. Inoltre ciò che manifesta questa patologia è la lentezza con cui il ragazzo scrive e l’inadeguatezza nel trattare i vari argomenti.

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Quindi abbiamo capito quanto la nostra grafia può mostrare di noi, del nostro carattere, della cultura, in poche parole del “nostro essere”. Esiste una scienza chiamata “grafologia” in italiano, “graphology” in inglese, che studia le scritture e ai giorni nostri, può aiutare anche nello svolgimento di un’indagine penale, per realizzare anamnesi e diagnosi mediche o per riconoscere le caratteristiche attitudinali per un eventuale lavoro.

Negli ipertesi, nei schizofrenici ed in altre patologie, a causa delle arterazioni cardiovasolari nel primo caso o di personalità nel secondo, la grafia varia notevolmente. La scienza e le ricerche in proposito non lasciano via di scampo, ad un’attenta lettura, la grafia sa dipengere e caratterizzare una persona in tutto il suo essere sia interno che esterno. Non ci sono più segreti, prima di scrivere a mano libera, stiamo bene accorti a chi ci sta osservando, potremmo svelare anche qualche svantaggioso segreto.

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